Pedalar m’è dolce in queste Marche

Film documentario di 50’
ideato e scritto da Francesco Ricci,
regia di Gabriele Ciances,
con la partecipazione di Elisa Di Francisca

 

Le Marche viste dalla bicicletta. Elisa Di Francisca, la campionessa olimpionica nata a Jesi, sale in sella per incontrare luoghi e persone che sono parte integrante della storia di una terra che si snoda tra la dorsale appenninica e il mare Adriatico, in un continuo dialogo tra est e ovest, alba e tramonto, colline e paesi. Ad ogni tappa incontra personaggi che in modi diversi sono legati al territorio e alla sua cultura. Ad aspettarla a Recanati c’è la contessa Olimpia Leopardi, che svela alcuni aspetti insoliti della casa dove è nato il poeta. A Fiastra, alle pendici dei monti Sibillini, Elisa incontra Giancarlo Ricottini, gestore del rifugio Tribbio nonché sindaco del piccolo comune montano. Ad Ascoli Piceno ad accoglierla c’è Stefano Papetti, curatore delle collezioni comunali della città, che le mostra da vicino i capolavori della Pinacoteca. In una spiaggia del Monte Conero, Moreno Cedroni chef del bistrò Il Clandestino, prepara una bevanda energetica stellare. Ad Ancona, di fronte al teatro delle Muse, è la storica dell’arte Costanza Costanzi a prendere a braccetto Elisa per condurla di fronte alla tela del Tiziano situata sull’altare della chiesa di San Domenico. A Morro d’Alba è l’artista Enzo Cucchi ad accompagnare Elisa lungo i portici della famosa ‘Scarpa’, antica fortezza medievale. Infine, a Filottrano è Marco Scarponi, presidente della fondazione dedicata al fratello Michele, ad attendere Elisa. La somma di questi scambi dà vita a un racconto originale che si svolge al ritmo dinamico dettato dal pedalare. Tra una destinazione e l’altra il territorio prende forma, accompagnato dalle parole di Elisa che, in punta di sella e non di fioretto per una volta, si abbandona a una serie di pensieri espressi a voce alta. Parafrasando la celebre frase dedicata a Fausto Coppi, Elisa è ‘Una donna sola al comando’, in sella alla bicicletta che è ancora oggi il simbolo di un domani ecologico e di un’utopia non solo urbana in grado di riconciliare la società con se stessa.

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Francesco Ricci
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